XXXI Dom. anno C: casi impossibili!
«In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,1-09)
Il Vangelo di questa domenica ci parla di una conversione meravigliosa, quella di un “caso disperato” come Zaccheo, il cui nome significa “puro”, ma che di puro, aveva ben poco! Era infatti capo dei pubblicani, ovvero di quegli ebrei che, collaboravano con i romani riscuotendo (con salati interessi) le imposte doganali; costoro erano ritenuti peccatori senza alcuna possibilità di salvezza! E non solo: era anche ricco, come a dire che era uno egoista, un “potente” che cercava solo il proprio interesse. Chissà, forse per arrivare a quella posizione ha “sgomitato”, è ricorso a disonesti intrighi e corruzioni, ha calpestato gli altri. Insomma, Zaccheo è un “ricco piccoletto” che incute timore, ma che è fondamentalmente solo. Così è per tanti che si sentono potenti per ciò che hanno o per l’oppressione che esercitano sugli altri: alla fine sono persone...



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