IV Dom. di Pasqua anno A: pecore o percoroni!
In
quel tempo, Gesù disse; «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel
recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e
un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il
guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore
una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore,
cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non
conoscono la voce degli estranei». Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi
non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro
di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti
coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li
hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo;
entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare,
uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in
abbondanza». (Gv 10,1-9)
Nel Vangelo di oggi, Gesù usa due immagini fortissime per far riflettere alcuni farisei che non accettano ostinatamente la sua testimonianza, perché più attaccati “alla poltrona” che non alla Verità: Gesù si definisce Pastore e porta. Siamo nel decimo capitolo di Giovanni: Gesù prima ha dichiarato la sua divinità dicendo: prima che Abramo fosse, Io sono (ossia Jahwè, il nome col quale Dio si presentò a Mosè nel roveto ardente) e poi ha guarito un cieco nato che, per aver testimoniato la sua fede in Gesù, è stato espulso dalla sinagoga. Nell’AT il buon Dio si presenta come il vero Pastore del suo popolo: Egli lo guidò e lo curò nel deserto (Sal 78,52), liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto, assicurandogli poi la sua protezione continua, come dice il meraviglioso salmo 23. Il Signore volle poi affidare il suo popolo a dei pastori che lo custodissero in sua vece: da Mosè e Aronne, per mezzo dei quali diede la sua Legge, al re Davide, ai giudici e ai capi religiosi… molti dei quali però ...
Nel Vangelo di oggi, Gesù usa due immagini fortissime per far riflettere alcuni farisei che non accettano ostinatamente la sua testimonianza, perché più attaccati “alla poltrona” che non alla Verità: Gesù si definisce Pastore e porta. Siamo nel decimo capitolo di Giovanni: Gesù prima ha dichiarato la sua divinità dicendo: prima che Abramo fosse, Io sono (ossia Jahwè, il nome col quale Dio si presentò a Mosè nel roveto ardente) e poi ha guarito un cieco nato che, per aver testimoniato la sua fede in Gesù, è stato espulso dalla sinagoga. Nell’AT il buon Dio si presenta come il vero Pastore del suo popolo: Egli lo guidò e lo curò nel deserto (Sal 78,52), liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto, assicurandogli poi la sua protezione continua, come dice il meraviglioso salmo 23. Il Signore volle poi affidare il suo popolo a dei pastori che lo custodissero in sua vece: da Mosè e Aronne, per mezzo dei quali diede la sua Legge, al re Davide, ai giudici e ai capi religiosi… molti dei quali però ...
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