XXVI Dom. t.o. anno A: vi passeranno avanti!
In quel tempo Gesù disse ai capi del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: "Figliolo, va' a lavorare nella vigna oggi". Ed egli rispose: "Vado, signore"; ma non vi andò. Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: "Non ne ho voglia"; ma poi, pentitosi, vi andò. Quale
dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «L'ultimo». E
Gesù a loro: «Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano
prima di voi nel regno di Dio. Poiché Giovanni è
venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma
i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto
questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui. (Mt 21,28-32)
Cosa dice a noi questa bella pagina del Vangelo? Anzitutto che con il Signore contano i fatti, non le parole: non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21). Alla fine, Dio si aspetta da noi quello che anche noi ci aspettiamo dagli altri: un’obbedienza concreta, fattiva! Per esempio un allenatore di calcio si aspetta che i suoi atleti gli obbediscano: che se ne farebbe di atleti che gli dicono di sì negli spogliatoi, e poi ognuno in campo se ne va per i fatti suoi? È meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo diceva il mar-tire sant’Ignazio di Antiochia! Il mondo infatti ci giudica per le opere! E anche per il Signore contano le opere: Lui non può sopportare l’esteriorità, la falsità. Nella parabo-la abbiamo 2 figli; il primo, alla richiesta del padre, risponde subito di sì: sembra a posto, rispettabile, onesto e obbediente. In realtà ...



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