XX Domenica T.O. anno B: vero cibo!

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv 6,51-58)

 Oggi arriviamo al cuore del discorso di Gesù sul “pane vivo disceso dal cielo”. Abbiamo fatto 3 grandi passi: con il segno della moltiplicazione dei pani Gesù ci ha voluto far capire che è Lui che sazia la fame dell’uomo; definendosi come “il pane vivo disceso dal cielo” ci ha fatto capire che Lui è venuto a saziare la fame più profonda che c’è nel cuore dell’uomo, quella fame di amore, di verità e di vita, quel desiderio infinito che solo l’Infinito, Dio, può saziare. Oggi il terzo passo: questo cibo è molto concreto: è la Sua Carne e il Suo Sangue, che nel linguaggio ebraico indica tutta la persona, la Sua stessa vita che ci ha donato una volta per tutte morendo in croce per noi e che ci comunica nel tempo mediante la Chiesa nel sacramento dell’Eucaristia. Gesù ha detto che questo pane da mangiare che da la vita eterna è la sua carne; e i giudei mormorano: “ma come fa questo qui a darci la sua carne da mangiare? È fuori di testa? Ci ha preso per cannibali?”. Sembrerebbe una domanda legittima, ma in realtà denota la solita chiusura mentale per non aprirsi alla fede: carne infatti, in aramaico, indica sia la carne come cibo materiale, sia l’uomo intero: per esempio Giovanni scrive: E il Verbo si fece carne, cioè si fece uomo. Il sangue indicava la sede della vita: quindi ricevere il corpo e sangue del Signore significa ricevere Lui stesso, il Signore risorto; significa ricevere in noi la Sua stessa vita divina che ci ha donato con la sua morte e risurrezione, con tutto ciò che ne consegue: il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo. Dono questo del quale ha chiesto ai suoi discepoli di fare memoria, riattualizzando la Sua presenza nella Messa. I giudei invece, maestri delle astuzie per difendersi da una fede troppo impegnativa, preferiscono restringere le parole di Gesù al senso materiale, e così il mistero d’amore del Signore e del dono della Sua vita divina è ridotto a cannibalismo! ...


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